Di Rocco De Micheli
Ho preso lo spunto dalla bella iniziativa posta in essere dalla Comunità Ecclesiale di Casarano che ha organizzato, con la moderazione del dott. Alberto Nutricati, un incontro, presso l’Auditorium comunale G. Pisanò, dal tema: “Segni di speranza, dalle catene alla vita”.
Durante gli interessantissimi interventi di Padre Angelo De Padova cappellano del carcere di Lecce, della d.ssa M. Teresa Calvelli, presidente dell’Associazione Comunità Speranza e del dott. Pietro Sgobba assistente sociale dell’ U.E.P.E (Ufficio Esecuzione Penale Esterna) di Lecce e delle toccanti testimonianze di due detenuti, mi era dinanzi, con la sua catena, la figura di San Leonardo di Noblac, che da sempre ho venerato e guardato con particolare attenzione.

San Leonardo di Noblac e di Limoges
(patrono dei carcerati e delle partorienti)
Ho voluto accostare tale figura con l’argomento trattato riprendendo ciò che avevo già letto sul santo e in particolare il perché della presenza di quella statua in pietra, nella nostra matrice, culla della religiosità cittadina insieme alla chiesa di Casaranello e a quella della Madonna della Campana.
Il sottotitolo che gli organizzatori hanno scelto: “Dalle catene… alla vita”, si addice molto a ciò che rappresenta la catena che il santo ha tra le mani, infatti, per le vicende che lo videro restituire la libertà a molti prigionieri, è considerato il patrono dei carcerati.
Egli ha dato quella “Speranza” di riscatto ai reclusi del suo tempo, così come la legislazione sul sistema carcerario di oggi dà la possibilità, seppure a discrezione del magistrato, di espiare le pene minori al di fuori delle tetre e anguste mura carcerarie mediante lo svolgimento di attività sociali, con il supporto di dedicate associazioni di volontariato sia religioso che laico.
Quindi, per fortuna, carceri di recupero sociale non di annichilimento, come invece avveniva in passato.
La frase molto abusata: “… buttiamo le chiavi in mare” non dovrebbe essere più pronunciata da nessuno!
Voltaire diceva che dallo stato delle carceri si vede il grado di civiltà di una nazione, e non va inteso soltanto sotto l’aspetto logistico, ma anche sotto quello sociale, di rieducazione e di recupero.
IL CULTO DI SAN LEONARDO A CASARANO
Riporto quanto scritto dal nostro storico, padre Antonio Chetry, nel 2° quaderno della sua pregevole opera “Spigolature Casaranesi”:
“Il taumaturgo S. Leonardo di Limoges, abate e confessore, nato allo scadere del 400 e morto probabilmente il 6 novembre del 569, sin dal secolo X ebbe un culto largamente diffuso in Europa e in Italia, Il 70% dei casaranesi, dell’uno e dell’altro sesso, soprattutto nei secoli XVII e XVIII, prendevano, come primo o come secondo nome, quello di Leonardo-Leonarda.
Esistette in paese una chiesetta dedicata a S. Leonardo, fuori della matrice, ma intra moenia, che scomparve verso il 1720; in compenso però, verso il 1730, fu a lui dedicato un altare nella chiesa madre, precisamente il primo a sinistra di chi entra dalla porta grande, presso il battistero. Quando, infine, nel secolo scorso vi andò al suo posto S. Antonio di Padova, la statua in pietra di S. Leonardo, alta un metro e sessanta centimetri, fu sistemata in una nicchia, ricavata nella parte interna del muro della facciata, a destra entrando, sotto la grande tela del Tiso. Di là non è stata più rimossa ed è tuttora visibile.
La cappella di S. Leonardo probabilmente sorgeva nei pressi di via Pendino, alla via te le trappite, dove si trovava anche il trappeto del capitolo. (Omissis)”
Poiché egli ci dice che tale cappella, nel ‘600, apparteneva alla famiglia dei Vernaleone (che ebbe due sacerdoti), si può presumere che fu proprio questa famiglia a introdurre a Casarano il culto verso tale santo e, ancora oggi, dopo ben quattro secoli, molti casaranesi hanno il suo nome.
IL CARCERE A CASARANO
Nel nostro comune, dal 1861 sino ai primi degli anni ’90 abbiamo avuto una sede del carcere mandamentale accorpata prima alla Pretura e poi al Tribunale distaccato, quindi, logisticamente in tre sedi a me note: l’Ex caserma dei carabinieri di piazza Malta, il palazzo D’Elia, e l’ex Tribunale di viale Stazione.
Nel palazzo D’Elia ricordo il custode, il sig. Pasquale D’Ambra originario di Forio d’Ischia, preceduto, nel tempo, dai sigg. Agostino D’Elia e Corradino Carlucci, tutti dipendenti dal Comune di Casarano.
Rocco Severino De Micheli
per il gruppo FB Casarano Carusa